Mario Bortolan

La storia dello scautismo in Friuli, dopo la rinascita postbellica, non può non far riferimento a Mario Bortolan che fu commissario dell’ASCI per un ventennio, dal 1946 al 1966.

Il primo dato significativo è proprio la durata di questo servizio nell’associazione. Non fosse pure successo nulla di straordinario, venti anni di permanenza al vertice del commissariato significano qualcosa. Questi venti anni di gestione di Mario Bortolan si possono suddividere in due decenni: 1946-56 e 1956-66.

Bortolan successe come commissario ASCI al professor Eligio Tonutti dopo pochi mesi dalla ripresa dello scautismo in Friuli. Assistente ecclesiastico di zona venne nominato il professor don Lino De Marchi, stimmatino. Sono gli anni della rifondazione. Si parte da zero. Oltre l’entusiasmo e la voglia di fare, è tutto “ da fare”: riscoprire il metodo, ricreare i quadri,

contenere - senza spegnere - gli entusiasmi, impedire lo strafare. Un campo di prima formazione tenuto dal compianto professor Mario Mazza, sforna i primi capi. Sono giovani che non hanno esperienze educative scoutistiche. Sorgono i Riparti come funghi; e subito nascono anche i problemi: come dare un minimo di fisionomia scout ad una massa di giovani guidati da capi improvvisati? Mancano i mezzi materiali ( sede, uniforme,...) ma soprattutto manca maturità umana e metodologica. Il commissario, sfavorito dalla distanza del commissariato provinciale di Venezia, si trova solo a guidare questo inizio impetuoso. Bortolan lo fa con due mezzi sicuri: la calma ed un forte ottimismo. Non tutto va sul filo delle regole ufficiali; ma importante è continuare a vivere, darsi il tempo per apprendere e applicare le regole. Egli placa, rabbercia, incoraggia.

Problemi anche da fuori dell’associazione. L’opinione pubblica è poco informata sul movimento scout, sulla sua natura, sulle sue finalità. Ci sono fraintendimenti: sport, turismo, hobby? Ci sono sospetti: è un nuovo “balillismo”? E’ un “paramilitarismo”? C’è dell’ostilità a causa dell’impronta religiosa cattolica dell’ASCI: sono i “balilla” dei parroci...

Bortolan tiene duro, parla, contatta, illumina. Ma questi ragazzi che buttano sottosopra le canoniche per ricavarsi la sede, per crearsi il magazzino delle loro cianfrusaglie, non riescono neanche a guadagnarsi la simpatia dei parroci; qualche Riparto viene persino sloggiato. E Bortolan con don Lino, a tentare, con umili sorrisi, di placare gli ecclesiastici

1966: Mario Bortolan alla mostra scout  allestita all’ospedale vecchio (Udine)

furori... Insomma nei primi anni, è un lavoro duro e non gratificante. Ma l’ottimismo di Bortolan non disarma. Col passare degli anni la situazione migliora: la schiera dei capi formati e maturati dai campi scuola s’ingrossa, la conoscenza del metodo si afferma, le strutture del commissariato si completano e si consolidano.

Nel 1956 prende forma il gruppo Udine 1° che segna il raggiungimento d’uno scoutismo maturo e segna l’avvio del secondo decennio di servizio del commissario Bortolan, più tranquillo del precedente. Ora egli è circondato da collaboratori validi che gli danno una utile collaborazione  nella conduzione del commissariato.

Sono anni di buon lavoro e di buoni frutti. I problemi evidentemente non mancano, ma l’associazione gode buona salute. Non cresce tanto il numero dei gruppi quanto il numero e la qualità degli associati.

Alla branca lupetti presiede una “pattuglia” di capi veramente capaci, tenaci, diligenti, felici. Nasce in branca esploratori il “campo timonieri”, una specie di campo scuola per capi squadriglia, che migliora notevolmente la vita dei riparti e si organizzano buone edizioni dei “giochi di san Giorgio”. E, per la branca rover, “fuochi di Pentecoste”, “challenge”, “capitoli di primavera e di autunno” che qualificano il roverismo.

Gli avvenimenti più notevoli di questo periodo possono essere individuati nel passaggio del nostro territorio, scautisticamente parlando, da Venezia a Trieste e nella “mostra dello scoutismo”. Nel 1961 nasce la regione a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia. Era naturale che anche l’ASCI si adeguasse alla nuova struttura amministrativa, staccandosi dal commissariato veneto e formando commissariato, assieme a Pordenone, con Trieste e Gorizia.

Bortolan cominciò a pensarci per tempo, proponendosi di gestire il passaggio in modo che avvenisse senza traumi. Poteva esserci giustamente il dubbio che il fatto non fosse del tutto indolore per il territorio di Pordenone, meno lontano ma soprattutto psicologicamente - si credeva - da Venezia che da Trieste. Il passaggio avvenne in modo tranquillissimo e il merito fu riconosciuto, sia dal commissario regionale veneto che da quello centrale di Roma, a Mario Bortolan. L’altro avvenimento da ricordare è la mostra dello scoutismo, allestita alla grande, nei locali dell’ex ospedale di Udine. Lo scopo era quello di far  conoscere al pubblico che lo scautismo non è un’organizzazione turistica o sportiva o del tempo libero, ma una associazione educativa nel senso più denso; e di mostrare i mezzi che usa e i risultati che consegue.

Fu un grosso sforzo organizzativo e di mezzi che ebbe risonanza cittadina ed oltre.Tutta l’associazione, fiancheggiata dagli ex scout e dagli amici, espresse il meglio di sé. Compito di Bortolan, come capo dell’associazione, fu, oltre quello di sovrintendere a tutto, quello non delegabile, delle pubbliche relazioni. Ed abbiamo con noi tutte le autorità amministrative, religiose, politiche, scolastiche. Queste ultime ci interessavano particolarmente. Ne parlò la stampa. Molti furono i visitatori. E’ stato come l’atto finale, splendido, del servizio di commissario di Mario Bortolan. Egli aveva intorno a se capi non solo maturi, ma anche più aggiornati. Poteva fiduciosamente passare la mano. Il tratto di personalità di Bortolan che emerge in questi tempi è la paternità, in sintonia, del resto, con la sua età. Meno assillato dai problemi vitali, egli ha modo di interessarsi a quelle cose che ai capi giovani possono sfuggire: la paglia per i giacigli (i materassini pneumatici erano un lusso per pochi), l’equipaggiamento contro la pioggia...

Prima di chiudere questo ricordo, va menzionata la generosità di Mario Bortolan verso l’associazione e la sua improba fatica per reperire i fondi indispensabili per la gestione di essa. Dopo quanto detto può sembrare superfluo parlare della sua generosità verso l’ASCI, eppure c’è qualche gesto significativo da aggiungere. Ricordiamo i seguenti:

  1. -la porta di casa sua sempre aperta a tutti e a tutte le ore. Addio privatezza familiare, per vent’anni! (qui lo stesso riconoscimento va fatto alla famiglia che si è vista invasa da noi per una stagione così lunga);

  2. -la bottiglia del buon prodotto della propria azienda alla fine delle riunioni di commissariato (in tanti anni ne venne fuori una mezza cantina);

  3. -la messa a disposizione del terreno per il “campo timonieri” a Dignano: il boschetto lungo il Tagliamento in un primo tempo, la baita e la casa Pirona (una casa privata ed un terreno coltivato) quando l’autorità militare ci sloggiò dall’argine del fiume.

L’unica fonte di finanziamento per la gestione annuale del commissariato era la pesca di beneficenza che veniva allestita ogni anno in autunno sulla piazza XX settembre a Udine.

Ogni anno bisognava mettere in piedi questa baracca dagli esiti sempre incerti, che durava anche venti giorni, molto spesso sotto la pioggia autunnale. Quale pena comportasse per Bortolan questa operazione, specie dopo passata la stagione della fortuna (i primi anni), lo può dire l’amico Vinicio Rossetto che ha collaborato più strettamente con lui in questa fatica, insieme al compianto Armando Venturini, prematuramente scomparso. Vedo ancora il soprabito chiaro di Bortolan aggirarsi, nell’aria umida e triste, attorno alla baracca, o sedere al botteghino dei biglietti a rimpiazzare qualcuno che non si era presentato al suo turno di servizio, arrabattarsi per trovare ci facesse la guardia di notte.....

Ed è risparmiando il centesimo su questa miseria che fini su un libretto di banca una somma di scorta sufficiente alla gestione di un anno nel caso che la pesca non si fosse potuta fare.

Sintetizzando: la sua è stata un’opera diuturna del giorno dopo giorno, senza grandi sprazzi, quell’opera però che si fa massicciata su cui possono prendere corpo grandi imprese.

Mario Bortolan ci ha lasciati il 2 agosto 1973, in piena stagione di campi estivi. I capi ed i ragazzi dell’associazione che aveva avviata e seguita ed amata per tanti anni, non erano al suo funerale per dargli l’ultimo saluto e dirgli l’ultimo grazie. Penso che lui non se ne sia dispiaciuto. Semmai si sarebbe preoccupato che le loro tende, ai campi, fossero ben piantate ed asciutte, che essi fossero ben equipaggiati contro l’umidità....


(tratto da “la tenda”)                                                                                                                 Falco

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sella s.Agnese, 1960. Mario Bortolan  (al centro) al “campo dei timonieri” assieme a Tita Flaibani (a sinistra) e a Giovanni Saccardo (a destra)