Mario De Nardo

“Alcuni di noi si trovano tanto avanti negli anni da ricordare che quand’erano fanciulli studiavano alla luce del piccolo lume a petrolio mentre nelle strade venivano accesi i fanali a gas; poco dopo apparivano le prime lampadine elettriche con i filamenti a carbone, i miracolosi telefoni e telegrafi ed i primi voli di poche centinaia di metri dei biplani. Da allora due terribili guerre hanno sconvolto il poco benessere raggiunto lasciandoci sbigottiti per tanta distruzione e terrificata brutalità. Così mentre noi da ragazzi abbiamo coltivato sentimenti di umanità e di amore verso la natura (ricorderete le nostre prime gite nell’amato Friuli, i campeggi suscitatori di utili e preziose esperienze) abbiamo dovuto assimilare in fretta tanto impetuoso progresso e sottoporci a tante dolorose prove da veder vacillare, quasi sbigottiti, le prime basi della nostra educazione morale e civile.

Diciamo questo per affermare che, per noi superstiti di quest’epoca tumultuosa e sconvolgente di valori antichi e recenti, si rende necessario elevare un baluardo che si può cementare solo con l’amore e l’amicizia per non cadere nell’indifferenza e nella solitudine mentale e spirituale...”

In queste parole, comparse sul “Notiziario n° 1” del 5 ottobre 1978 del “gruppo ex esploratori del Riparto Udine 1°” si rispecchia, limpido, l’animo dell’autore, Mario De Nardo, nato nel 1901 e scomparso l’11 novembre 1987. Il notiziario - quattro semplici fogli dattiloscritti, fitti fitti - De Nardo lo curò con il preciso intento “di rinsaldare le antiche amicizie” dei vecchi esploratori udinesi degli anni 1916-1920 e “ per rendere omaggio alla memoria del loro grande Maestro prof. don Luigi Florida” fondatore del gruppo ASCI Udine 1°.

Non desta meraviglia in me il fatto che De Nardo, nel momento in cui si accingeva a riavvicinare i vecchi amici tramite quel notiziario, spinto dall’animo giovanile, avesse ben settantasette anni. Non mi stupisco perché ho avuto la fortuna di conoscerlo e di comprendere che la sua formazione civica e morale era avvenuta proprio entro quel gruppo scout di cui lui fu senza dubbio uno dei più vitali ed entusiasti animatori,

7 novembre 1920. Mario de Nardo è il secondo in piedi da sinistra

gruppo che lascio una traccia indelebile anche in altri giovani che vi si formarono attingendo ad un clima intriso di elevate idealità. Nelle righe citate più sopra c’è tutto il De Nardo: affabile, buono, di elevati sentimenti, operoso, amante del bello (fu pittore per diletto e cineamatore), convinto della validità del messaggio fondamentalmente positivo insito nello scoutismo.

Nel 1916 - lo vediamo, in una foto di gruppo, il volto ancora imberbe - è, quindicenne, tra gli scout del primo gruppo cattolico della città. A seguito della ritirata di Caporetto si trasferì a Torino presso dei parenti. Da là avviò una fitta corrispondenza con don Pasquale Margreth, assistente ecclesiastico del Riparto ASCI Udine 1°, nell’animo uno scopo preciso: tenere uniti gli esploratori udinesi che erano profughi per lo più a Firenze, ma anche in altre località.

1916: Mario De Nardo è il primo a sinistra

Ci riuscì, sia mantenendosi in contatto epistolare con gli amici, sia continuando a pubblicare un giornalino redatto e stampato personalmente, “l’esploratore cattolico di Udine”, gradevole nella veste e apprezzabile nel contenuto, carico di vibrante amore per la cara, amata città e per il Friuli occupato dagli Austro-Tedeschi. Non contento di ciò, raccolse e distribuì fondi per gli scout profuhi e, nel contempo, si inserì come “comandante” nel Riparto ASCI Torino 3°, entro il quale, come afferma in una lettera inviata a don Margreth il 27 aprile 1918  “... ho dovuto lavorare assai per mettere un po’ più di disciplina”. Nel 1919, quando potè rientrare a Udine non era più il quindicenne della fotografia: la guerra l’aveva fatto maturare, rubandogli l’adolescenza, come accadde a tanti suoi giovani coetanei, fattisi adulti anzitempo. Ed eccolo rianimare con entusiasmo ed energia il Riparto che venne ricostruito a primavera. Poi il lavoro lo portò, per parecchi anni, a Venezia ove divenne apprezzato vicedirettore del Credito Italiano.

Rientrato più tardi ad Udine si fece dapprima promotore di periodiche rimpatriate degli ex appartenenti al Riparto, sempre coronate da successo: poi, con l’intento di ricordare il compianto monsignor Florida (fondatore del sodalizio) scomparso nel 1962, continuò a tenere serrate le fila di quegli amici ormai non più giovani la cui schiera vedeva assottigliarsi  poco a poco. Il terremoto del 1976 lo trovò ancora attivo, pronto a progettare con slancio insieme ai vecchi amici del Riparto azioni di solidarietà per le persone provate dal sisma. Stabilì anche delle date fisse per favorire l’incontro fa i vecchi amici scout e diede addirittura vita ad una “segreteria” composta da Cesare De Anna, Giuseppe Del Zan, Francescatto, Cojutti, Mauro, Ronchi, Fantoni, mentre gli stessi Francescatto, Ronchi, Del Zan insieme a Stanislao Moro e Giovanni Greatti si occuparono dell’organizzazione delle gite!

Nel 1986, in occasione della costituzione della comunità del MASCI di Udine, venne accolto in essa come socio onorario. Ricordo quel momento, il suo volto sorridente quando gli posi il fazzolettone attorno al collo, gli occhi carichi di intensa commozione che poi si sciolse in un pianto sommesso, quasi incredulo di fronte al fatto che a distanza di tanti anni altri fratelli più giovani di lui lo avesser ricordato accogliendolo caldamente fra loro...

Quando se ne andò, quasi in punta di piedi, l’intitolare la comunità del MASCI a lui, più che un atto dovuto, fu una sentita manifestazione d’affetto fraterno. Mario De Nardo ha lasciato una traccia. Se lo scautismo udinese oggi è prospero ed in espansione, mi piace pensare che o si debba anche a lui.


                                                                                                                                 Lupo che canta

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Mario de Nardo nel 1917